Per la categoria Pulcini (U10-U11), la partita non deve essere vista come l'esame finale della settimana, ma come il più importante degli strumenti didattici
Per la categoria Pulcini (U10-U11), la partita non deve essere vista come l'esame finale della settimana, ma come il più importante degli strumenti didattici. In questa fase, il match è un "laboratorio a cielo aperto" dove i bambini sperimentano in un contesto reale quanto appreso in allenamento. Il compito del mister è preservare la natura ludica dell'evento, assicurandosi che l'emozione della competizione non sovrasti il piacere del gioco. Gestire la partita significa, prima di tutto, garantire un ambiente sereno in cui l'errore sia accettato come parte integrante del processo di crescita.
Nella categoria Pulcini, è fondamentale che ogni bambino abbia la possibilità di giocare una parte significativa della gara, indipendentemente dal livello tecnico. Il mister deve pianificare le rotazioni in modo equo, evitando che i "più pronti" giochino sempre i momenti cruciali. Sperimentare diversi ruoli è altrettanto vitale: forzare la specializzazione precoce limita lo sviluppo motorio e cognitivo del bambino. Un bravo formatore vede nella partita l'occasione per dare a tutti i mezzi per esprimersi.
Durante il gioco, la tentazione di "telecomandare" i bambini con indicazioni costanti ( "Passa!", "Tira!", "Allarga!") è forte, ma controproducente. La condotta di gara ideale prevede l'uso del silenzio didattico: lasciare che il bambino legga la situazione e prenda una decisione in autonomia. Gli interventi del mister dovrebbero limitarsi a incoraggiamenti positivi o a domande aperte durante le pause ( "Cosa avresti potuto fare in quella situazione?"), stimolando il problem-solving piuttosto che l'esecuzione meccanica di ordini.
Invece di concentrarsi sul punteggio, il mister deve focalizzare la propria attenzione sugli obiettivi settimanali. Se in allenamento si è lavorato sull'1vs1 o sullo smarcamento, la partita è il momento per osservare se i bambini tentano di applicare tali princìpi. L'osservazione deve essere analitica: il bambino cerca il duello? Ha la postura corretta in fase di ricezione? Questi dati sono molto più preziosi di una vittoria, poiché forniscono la base su cui programmare le sedute di allenamento successive.
Il mister è il garante della cultura sportiva in campo e fuori. Gestire la partita significa anche saper mediare con l'ambiente circostante. È fondamentale stabilire un "patto educativo" con i genitori, affinché il loro supporto sia sempre positivo e mai pressante. Allo stesso modo, il rapporto con l'allenatore avversario deve essere di collaborazione.
Al fischio finale, il risultato dovrebbe passare in secondo piano. Il momento del post-partita è dedicato al rinforzo positivo. Indipendentemente dal tabellino, è utile sottolineare i progressi collettivi e individuali. Un breve confronto in cerchio permette ai bambini di scaricare le tensioni e di riflettere su ciò che si sono divertiti a fare. Concludere sempre con un clima di festa rinforza l'idea che la partita sia stata un'esperienza gratificante, alimentando la passione per il gioco e la voglia di tornare in campo al prossimo allenamento.
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